STORIE DI UOMINI E DI SPAGHETTI

LEOPARDI
Giacomo Leopardi arriva a Napoli nel giugno del 1833. Fa lunghe passeggiate, divora gelati, mangia confetti. Assaggia la pasta con la "pummarola 'ncoppa". Non la trova né buona né cattiva, la definisce un simbolo di stupidità. Forse il riferimento ha un senso culturale, di condanna alla cattiva morale sociale e politica di quei tempi. Il filosofo Benedetto Croce, da buon meridionale, non gli perdonò mai il disprezzo per la pastasciutta e lo criticò molto. E pensare che nella sua satira Leopardi ha scritto tre importanti versi su questo cibo: "S'arma Napoli a gara alla difesa de' maccheroni suoi; ché a' maccheroni Anteposto il morir, troppo le pesa".

GARIBALDI E NAPOLEONE
Quando Giuseppe Garibaldi e i suoi "mille" sbarcarono a Marsala l'11 maggio 1860, dopo averla fatta in barba a due navi di Napoleone III, vennero rifocillati con mille porzioni di pasta al tonno.
Sin dai primi anni dell'Ottocento, la fama dei maccheroni aveva varcato i confini dell'Italia. Persino Napoleone Bonaparte ne rimase influenzato, tanto è vero che nel passare in rassegna, a Losanna, un manipolo di legionari esuli napoletani, abbracciò uno di loro, il portabandiera, e, occhi rivolti enfaticamente al cielo, promise: "Vi condurrò presto a mangiare i maccheroni a Napoli".

CARLO VIII
Carlo VIII, durante la sua spedizione nel Regno di Napoli nel 1500, alla testa del suo esercito composto da francesi, ma in buona parte da mercenari svizzeri-tedeschi, rimase influenzato dal modo di mangiare dei meridionali, e pretese che i suoi soldati imparassero a nutrirsi, da persone civili, con abbondanti porzioni di maccheroni conditi con "butirro, cannella, zuccaro et formaggio".  

AMERICA
Fu il presidente - contrabbandiere Thomas Jefferson, il "saggio'', a portare in America la pastasciutta.
Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti (è stato eletto tre volte), venne a Milano nel 1891 per incontrarsi con Napoleone Bonaparte. Scopo del viaggio: convincere l'imperatore francese a vendergli l'immenso Stato della Louisiana, che poi comperò per 50 milioni di franchi, due anni dopo, senza sparare un solo colpo di cannone. Una colossale operazione politica. Figlio di contadini, architetto, era soprannominato il "saggio di Monticello"' paese nativo nella Virginia, per la sua sconcertante semplicità e la sua filosofia vincente.
Attaccato alla terra, conosceva il punto esatto di maturazione dei cereali, il grado di umidità richiesto dal fieno e non ignorava i segreti per una buona fabbricazione e conservazione dei formaggi. Durante il suo soggiorno in Lombardia e Piemonte si comportò come un privato cittadino qualsiasi, un furbo commerciante che voleva trarre dall'occasione di un soggiorno i maggiori vantaggi possibili. Divenne amico di Maria Gronwell, fondatrice di un collegio femminile a :Lodi. Da lei, sedendo alla sua tavola, scoprì e pregustò il mascarpone e il gorgonzola, che portò in America, nascosti in una bisaccia militare. Si riempì anche le tasche di riso, per tentare di seminario nei suoi campi, sfidando le severe leggi sabaude. «Da noi», disse l'uomo di Stato, «non ci sono chicchi così grossi». Ma di un altro ratto fu protagonista, ben più importante per la storia del suo Paese. Fece il diavolo a quattro per portarsi a casa un torchietto per preparare la pasta. Imbarcò a Genova l'apparecchio avvolto in un candido lenzuolo. Probabilmente dobbiamo a Jefferson se il maccherone cominciò a compiere i primi passi negli Stati Uniti. Questa è la scoperta più sensazionale. C'è un riscontro che rafforza questa ipotesi. Proprio in quel periodo, si diffuse un canto popolare in America, dal titolo "Yankee Doodie", in cui il protagonista porta sul cappello una specie di piuma curiosa e buffa che definisce "maccherone".