FRIULI VENEZIA GIULIA
La regione comprende le province di Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone. La zona orientale della regione (che una volta includeva anche Pola, Fiume e Zara) è ridotta a una striscia di territorio molto esigua rispetto al passato. Il peso della città di Trieste risulta sbilanciato rispetto alle province di Pordenone e Udine. Trieste ha perso dunque il retroterra e assiste al lento, ma inesorabile, declino della sua industria cantieristica. Udine, che esplode in campo agricolo e industriale, assume la leadership economica sviluppando un benessere che in tempi passati non aveva mai conosciuto. Il Friuli-Venezia Giulia ha saputo potenziare il proprio turismo, estivo e invernale, con le celebri e salutari spiagge di Grado e Lignano, con l'incremento delle aree sciistiche a nord e a nord-est. Le Alpi Carniche e Giulie sono autentici paradisi per escursionisti e rocciatori.

Le feste. Processione del perdono, la statua della Madonna scortata da barche nella laguna di Grado sino all'isola di Barbana (prima domenica di luglio); grande sagra di San Pietro a Valvassone (PN); folclore, pittura, balli, concerti, gastronomia, vini, una settimana prima e una dopo il 29 giugno; "vogada mata", carnevale sull'acqua a Duino (TS) il 7 agosto; settimana grassa a Muggia e Servola (TS) con carri e maschere.

Artigianato. In Friuli (Cortana di Reana del Rojale, UD), il cartoccio: intrecciando, imbastendo su telaio di legno e ordendo con chiodini fissati sul telaio le foglie interne della pannocchia, imbiancandole poi con fumi di zolfo o trattandole con colori all'anilina, si ottengono graziose borse, bambole, ceste, sedie e innumerevoli altri oggetti.

Proverbio: Quant ch'e ciape fue la ciase, no bisugne scialdarsi (Quando la casa va a fuoco non è il momento di scaldarsi).

Si mangia:
In questa terra di frontiera si mescolano influenze venete, austriache, slave. Più aperta (per via del porto) a Trieste, più chiusa e povera in Friuli, è una cucina sorprendente e con punte di autentica suggestione. S'incontrano primi piatti aspri (la iota) e dolci (le lasagne triestine, zuccherate e servite con burro fuso e semi di papavero, gli gnocchi di susine), primi piatti corposi e semplici (la zuppa d'orzo e fagioli) e altri di raffinatissima fattura: i cjalsons carnici. Esistono molto grafie: cjarzons, calsons, knofin. Sono agnolotti che dal ripieno escludono il lusso della carne (solo, a Paularo, i ciccioli di maiale). Possono essere dolci (Valle del But), dolci-salati (Val di Guart) o salati come appunto a Paularo. Esistono molte ricette, per l’esattezza 43. Variano da paese a paese, chi ci mette un po' di rum, chi le carrube. A Tolmezzo gli ingredienti dei cjarzons sono 17, a Piano d'Arta 20: patate, ricotta affumicata, prezzemolo, mentuccia, melissa, maggiorana, geranio profumato, erba cedrina, basilico, finocchio, uva sultanina, pera, mela, buccia di limone' cacao, cannella zucchero, marmellata, savoiardi sbriciolati e sale. E' il piatto dei giorni di festa, in cui assommare il meglio dell'orto e il po' che si riusciva a rimediare fuori. Occorre ricordare che siamo in una terra di grandi salumi: i prosciutti del Carso, quelli di San Daniele, noti in tutto il mondo, quelli meno noti ma assai apprezzati di Sauris, leggermente affumicati. Altro piatto tipico è il muset, sorta di cotechino ritualmente accostato alle rape fermentate nelle vinacce (brovade). Il muset deve il suo nome al fatto che nell'impasto si utilizzano parti della testa del maiale. Accanto al cotechino e alle rape, naturalmente il consolante giallo della polenta.

Si beve. Qui, per bere un bicchiere mediocre occorre avere proprio tanta sfortuna. E se, il Friuli è davvero un approdo felice, nel settore dei bianchi specialmente ha segnato un "nuovo corso". Accanto ai vitigni tradizionali (Tocai, Ribolla, Malvasia, Verduzzo, Picolit) hanno dato altissimi risultati qualitativi quelli "importati" (i il Pinot, lo Chardonnav, il Sauvignon, il Muller-Thurgau, il Traminer). Eleganza di profumi e di struttura, grande classe. Ma anche i rossi (Merlot, Refosco, Schioppettino e le ultime riscoperte, Tazzelenghe e Pignolo) non scherzano.